
21) Sulle donne in comune.
Platone presenta una concezione della donna e dei suoi rapporti
con l'uomo in un contesto di negazione della propriet, anche del
corpo e dei figli, che ci appare assurda e carica di violenza.
Nello stesso tempo per l'uomo e la donna sono posti sullo stesso
piano di fronte allo Stato, che deve fare le sue scelte senza
accettare discriminazioni sessuali.
a) Sulla comunione delle donne e dei figli (Repubblica, 457d-e)
(vedi manuale pagine 106-1077).
 [457 d] - Queste donne di questi nostri uomini siano tutte comuni
a tutti e nessuna abiti privatamente con alcuno; e comuni siano
poi i figli, e il genitore non conosca la propria prole, n il
figlio il genitore. - Questa norma, disse, assai pi dell'altra
susciter diffidenza, per la sua possibilit come per la sua
utilit. - Non credo, risposi, che, almeno per quanto concerne
l'utile, si contester che non sia massimo bene avere comuni le
donne e i figli, sempre che la cosa sia possibile; ma credo che ci
sar una grandissima contestazione se sia o no possibile. [e] -
Ambedue i punti, fece, si potranno contestare molto. [...].

 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagina
280).

b) Sul rapporto uomo-donna (Repubblica, 451c-452e).
1   [451 c] [...] Forse sarebbe bene, dopo aver completamente
esaurito la rappresentazione maschile, svolgere a sua volta quella
femminile, soprattutto perch a questo tu inviti.
2   Per uomini nati ed educati come abbiamo detto non c', a mio
avviso, altro modo di possedere e godere rettamente figli e donne
se non procedendo nel senso da noi indicato fin dal principio: nel
nostro discorso abbiamo cominciato a farne come tanti guardiani di
un gregge. - S. - Ebbene, siamo coerenti e attribuiamo alle [d]
donne analoga nascita e analogo allevamento, ed esaminiamo se la
cosa ci conviene o no. - Come?, chiese. - Cos. Non crediamo che
le femmine dei cani da guardia debbano cooperare a custodire ci
che custodiscono i maschi, cacciare insieme con loro e fare ogni
altra cosa in comune? O crediamo che le femmine debbano starsene
dentro a casa perch impedite dalla figliazione e dall'allevamento
dei cuccioli e i maschi faticare per tutte le cure degli armenti?
[e] - Ogni attivit dev'essere comune, rispose; con l'eccezione
che li impieghiamo tenendo presente che le une sono pi deboli,
gli altri pi vigorosi. - E' dunque possibile, ripresi, impiegare
un dato animale per identici scopi, se non lo sottoponi
all'identico allevamento e all'identica educazione? - Non 
possibile. - Se dunque impiegheremo le donne per gli identici
scopi per i quali impieghiamo gli uomini, identica dev'essere
l'istruzione che [452 a] diamo loro. - S. - Ora, agli uomini si
sono date musica e ginnastica. - S. - E allora anche alle donne
si devono assegnare queste due arti e i compiti bellici, e le
dobbiamo impiegare con gli stessi criteri. - E' una conclusione
ovvia, da quel che dici, ammise. - Per, ripresi, molti punti di
questo nostro discorso, se verranno messi in pratica nel modo che
diciamo, forse potranno apparire contro la tradizione e ridicoli.
- Certo, disse. - Di questo discorso, feci io, che cos' che tu
vedi come molto ridicolo? Non , evidentemente, scorgere le donne
far ginnastica ignude nelle palestre insieme con gli uomini, [b]
non soltanto le giovani, ma perfino le anziane? Sono come quei
vecchi che trovi nei ginnasi, quando, tutti grinzosi e poco
piacevoli alla vista, tuttavia amano fare ginnastica. - S, per
Zeus!, rispose; sarebbe uno spettacolo ridicolo, almeno per i
nostri tempi. - Ora, dissi, poich s' cominciato a parlare, non
si devono temere i motteggi degli spiritosi: lasciamo pure che ne
dicano quanti e quali vogliono per una simile trasformazione
verificatasi nei [c] ginnasi, nella musica e specialmente nel
maneggio delle armi e nell'equitazione. - Hai ragione, disse. -
Ma, ora che abbiamo avviato il discorso, dobbiamo procedere verso
il punto pi scabroso della legge; e preghiamo questi
motteggiatori di rinunciare al loro mestiere e di comportarsi
seriamente, ricordando che non  passato molto tempo da quando
agli Elleni sembravano brutte e ridicole certe cose che ora
sembrano tali alla maggior parte dei barbari, cio che si
vedessero uomini nudi; e che quando i Cretesi per primi e poi i
Lacedemoni iniziarono gli esercizi [d] ginnici, gli spiritosi di
allora potevano beffarsi di tutto questo. Non credi? - Io s. - Ma
quando, come penso, durante gli esercizi sembr pi opportuno
svestirsi che coprire il corpo, anche quello che agli occhi era
ridicolo spar di fronte all'ottima soluzione che la ragione
indicava. Anzi questo fatto dimostr che  un superficiale chi
ritiene ridicola tutt'altra cosa che il male; e che chi si mette a
suscitare il riso guardando, come a visione di cosa ridicola, a
una visione che non sia quella della stoltezza e del male, [e]
persegue inoltre seriamente anche una visione del bello con uno
scopo diverso da quello del bene. - Perfettamente, rispose.

 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagine 273-
275).

